RETE FISSA
L'adeguamento della rete regionale di monitoraggio della qualità dell'aria nella provincia di Bologna è dettato dall'esigenza espressa nella direttiva 1999/30/CE dell'Unione Europea di rendere omogenei e confrontabili tutti i dati rilevati negli stati membri.
Questa norma ha anche l'ulteriore positiva ricaduta di rendere omogenee a livello nazionale le reti regionali che allo stato attuale presentano notevoli differenze, rendendo talvolta difficile un'interpretazione univoca dei dati.
Uno degli effetti più innovativi e condivisibili del nuovo impianto normativo europeo è rappresentato dal modo in cui si considerano le misure. Da un lato infatti si utilizzano i dati delle stazioni fisse e delle campagne di misura come primo criterio per definire la qualità dell'aria di vasti territori, dall'altro si riduce drasticamente il numero di siti di misura necessari alla valutazione.
Il principio alla base di questo indirizzo è la constatazione che la qualità dell'aria di una determinata zona non è diversa in modo sostanziale spostandosi di poche decine di metri, in particolar modo se all'interno di un'area urbana. Con questo non si vuole negare che ci possano essere localmente delle oscillazioni dei valori, in particolare di picco, e che quindi siano possibili e doverosi interventi locali. Ciò che si intende è che questo
meccanismo è ben noto ed è superfluo investire risorse nel tentativo di mappare con grande dettaglio una situazione che è governata da fenomeni emissivi su una scala ben più vasta.
In altre parole, non è il monitoraggio che può modificare la situazione della qualità dell'aria: è necessario passare alla fase di attuazione dei Piani di risanamento/azione/mantenimento le cui azioni tengono conto della situazione media come dei prevedibili picchi. Tra le ricadute della nuova impostazione c'è dunque la necessità di rivedere la rete di monitoraggio, sia in termini di posizione e rappresentatività della singola stazione, sia di numero complessivo, sia di posizionamento all'interno del territorio provinciale.
Per l'agglomerato di Bologna, le norme e le linee guida europee hanno portato a identificare le seguenti collocazioni:
Per l'agglomerato di Imola, che a norma delle linee guida deve avere una stazione residenziale e una di traffico, si prevedono:
Esternamente agli agglomerati, si prevedono:
Tale configurazione di rete porta quindi complessivamente a 11 stazioni di monitoraggio nel territorio della provincia di Bologna.
CAMPIONATORI PASSIVI
I campionatori ''passivi'' sono oggi i sistemi più usati per determinare i composti organici volatili (COV), per il loro basso costo e l'alta affidabilità. Questi impiegano come assorbente del carbone attivo che si trova in una cartuccia di rete di acciaio inossidabile, incastrata nel corpo cilindrico diffusivo. Le sostanze inquinanti assorbite dal carbone attivo vengono successivamente estratte, con solvente o termicamente, ed analizzate con idonei strumenti (solitamente gascromatografi).
A differenza di quanto avviene con i campionatori attivi, per i quali è sufficiente misurare il volume campionato, usando i passivi occorre conoscere la capacità di pompaggio equivalente di ogni sostanza captata.
Le campagne di monitoraggio
in ambito provinciale dal 2000 vengono ripetute campagne di monitoraggio con campionatori passivi nel periodo primaverile ed autunnale per approfondire il livello di conoscenza dell'andamento dell'inquinamento da idrocarburi aromatici:
Attualmente esistono 19 postazioni di rilievo nel comune di Bologna e 4 in provincia, nei comuni di Imola (2), San Lazzaro di Savena (1) e Sasso Marconi (1).
Il monitoraggio fornisce il dato medio settimanale e copre tutto il corso dell'anno.