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Comunicato stampa

01 febbraio 2011 - Presa di posizione CEI su moralità pubblica in Italia - Dichiarazione di inizio seduta consiliare del Consigliere Maurizio Barelli

 

Oggi un giovane su cinque non studia e non lavora. L'Italia come gli altri Paesi dell'Unione Europea è stata colpita dalla crisi ma rispetto agli altri Stati membri ha questo record negativo. I ragazzi non più inseriti in un percorso scolastico-formativo, neppure impegnati in un'attività lavorativa, sono più di 2 milioni, il 21,2% fra i 15 e i 29 anni. Assieme a questo dato che spicca nell'ultimo rapporto dell'Istat emerge anche che il nostro è il Paese nel quale si registra una delle quote di disoccupazione di lunga durata tra le più alte d'Europa. Circa il 45% dei disoccupati infatti è in cerca di un lavoro da oltre un anno. Il quadro è quindi preoccupante, ancora più perché di lungo periodo. Il futuro, è un'ovvietà così come è un'innegabile verità, si costruisce oggi. Domani potrebbe essere tardi. E di fronte a questo quadro di preoccupazione ed emergenza, che dovrebbe essere noto, che è noto, come si comportano i protagonisti della vita pubblica, coloro che dovrebbero da un lato lavorare per cercare delle risposte e dall' altro impegnarsi per mantenere, a cospetto delle difficoltà economiche e occupazionali, la coesione sociale? Beh, lo vediamo quotidianamente. "La collettività guarda sgomenta gli attori della scena pubblica, e respira un evidente disagio morale", ha detto il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, nella sua prolusione pronunciata per l'avvio del Consiglio Episcopale Permanente. Uno "spaesamento", lo ha definito il cardinale Bagnasco utilizzando un termine che rende bene il senso di confusione e vuoto che si è diffuso. Oggi parlare di valori fa sorridere. Ma domandiamoci: cosa insegniamo ai giovani, quale modello proponiamo, quale cultura stiamo costruendo? E quale immagine forniamo della politica che dovrebbe invece essere in prima linea nel cercare di risolvere i problemi? Viviamo la cultura dell'assuefazione, dell'annacquamento fino alla perdita di sapore, dell'annichilimento, dell'intontimento delle menti e del giudizio, siamo alla paralisi morale e d'azione. E questo proprio oggi che invece dobbiamo muoverci, agire se non vogliamo affondare definitivamente. Non rassegniamoci al "Tanto sono tutti uguali", una concezione che risponde a una precisa strategia. "Chiunque accetta di assumere un mandato politico deve essere consapevole della misura e della sobrietà, della disciplina e dell'onore che esso comporta", ha ribadito il presidente della Cei riferendosi anche alla nostra Carta costituzionale. Sappiamo che i fenomeni culturali sono complessi, difficili e impegnativi da affrontare e da mutare. Certo il modello culturale oggi dominante e che ci viene continuamente riproposto non è quello che vogliamo e che ci rispecchia. Vogliamo perciò mutarlo. Iniziamo a farlo recuperando valori veri, distinguendo nettamente il bene dal male, il giusto dall'ingiusto, il lecito dall'illecito.

Maurizio Barelli

 
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A cura del gruppo consiliare: Partito democratico

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