Comunicato stampa
08 febbraio 2011 - Dichiarazione di apertura di seduta della Consigliera Marilena Fabbri - Federalismo fiscale o federalismo municipale? Abbandonare la demagogia e l'arroganza per non perdere un'occasione importante per il Paese
Abbiamo assistito nei giorni scorsi ad un nuovo atto di arroganza istituzionale da parte del Governo italiano che senza tenere conto della contrarietà degli Enti Locali e del voto contrario della Commissione Bicamerale, anziché inviare la proposta di "Federalismo municipale" alla discussione delle Camere, ha ritenuto in modo irrituale/illegittimo di convocare d'urgenza, senza previa informativa alla Presidenza della Repubblica, un Consiglio dei Ministri per votare d'urgenza il decreto legislativo sul federalismo municipale. Un atto di arroganza con il quale si è cercato di prevaricare le prerogative del Parlamento, bloccato dall'intervento del Presidente della Repubblica On. Napolitano. Fin dall'inizio degli anni '90 è iniziata una importante stagione di riforma della pubblica amministrazione che ha completamente cambiato l'assetto delle responsabilità tra politici e tecnici, tra Stato ed Enti locali e tra pubblica amministrazione e cittadini. La Legge n.142/90 ha riformato radicalmente gli enti locali e ha ridefinito e suddiviso le responsabilità tra tecnici e politici e ha fatto da "apri pista" per il Testo Unico degli Enti Locali D.Lgls. n. 267/2000 (che ha assorbito tutte le riforme degli anni novanta); la Legge n. 241/90 ha introdotto un principio di partecipazione dei cittadini ai procedimenti amministrativi; la Legge n. 29/1993, la Legge n. 59/1997, D.Lgls. n. 165/2001 hanno riformato il pubblico impiego in chiave privatistica introducendo anche criteri di valutazione meritocratica sull'operato dei dipendenti pubblici, ed hanno operato una drastica riorganizzazione e razionalizzazione della P.A anche in chiave di qualità dei servizi e trasparenza nei confronti dei cittadini, poi oggetto di controriforma da parte del Ministro Brunetta con il disorganico D.Lgls. n. 150/2009;la Legge n. 81/1993 ha riformato il sistema elettorale degli Enti locali, prevedendo l'elezione diretta del Sindaco e del Presidente della Provincia e dei consigli comunali e provinciali; le quattro leggi Bassanini (L.n.59/1997, L. n. 127/1997, L. n.191/1998 e L. n. 50/1999) che hanno, a Costituzione invariata, avviato il massimo federalismo/decentramento amministrativo possibile rivedendo pesantemente le funzioni tra Stato, Regioni, Province ed Enti locali, ed hanno introdotto i principi generali della semplificazione, della sussidiarietà, dell'efficacia, efficienza ed economicità dell'azione amministrativa; Da anni gli amministratori locali sono tenuti e al controllo della spesa pubblica e al rispetto degli equilibri di bilancio, di cui rispondono sia davanti ai cittadini in occasione delle tornate elettorali, sia davanti alla Corte dei Conti con patrimonio personale, non è quindi, a differenza di quanto sostiene il Ministro Tremonti, questa la funzione e l'importanza del federalismo municipale che non ha lo scopo di introdurre nel nostro sistema amministrativo i principi di responsabilità contabile, che insieme alla responsabilità civile e penale fanno già parte da decenni del nostro sistema giuridico, e pesano sull'azione quotidiana di ogni amministratore pubblico. Il federalismo fiscale è, invece, un'occasione importante per completare un processo di riforme che è in corso ormai da un ventennio nel nostro Paese; dopo aver riconosciuto agli enti locali l'autonomia regolamentare e la responsabilità gestionale, è maturo il tempo oggi per vedere riconosciuta l'autonomia fiscale, ovvero la capacità di programmare le entrate in un patto diretto con i propri cittadini in base ai servizi e alle aspettative che il territorio di riferimento si aspetta dai propri amministratori. Vista l'importanza strategica di questa riforma non si può passare attraverso un atto di forza e di parte, ma serve maggior coinvolgimento e condivisione sia delle forze politiche parlamentari sia degli Enti locali che dovranno applicarla. Si auspica quindi che "il fermo" dato dalla Presidenza della Repubblica per motivi di illegittimità procedurale venga colto dal Governo come un'occasione per riaprire un reale confronto con tutti gli interlocutori, al fine di rendere condivisa una riforma tanto importante. Tengo inoltre a ricordare che fino a poco tempo fa si parlava di "federalismo fiscale", una dottrina economico-politica volta a instaurare una proporzionalità diretta fra le imposte riscosse in una determinata area territoriale del paese (i Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni) e le imposte effettivamente utilizzate dall'area stessa. Il federalismo fiscale dovrebbe anche occuparsi di ''comprendere quali tra le competenze e gli strumenti fiscali del governo dovrebbero essere centralizzate e quali dovrebbero essere poste nella sfera dei livelli decentrati'' (Oates, 1999). In altre parole, è lo studio di come le competenze (spese) e gli strumenti fiscali (entrate) sono assegnate tra i diversi livelli (in verticale) dell'amministrazione. Una parte importante del suo oggetto è il sistema di trasferimenti o sovvenzioni con cui un governo centrale condivide le entrate fiscali con i livelli inferiori. Oggi invece si parla solo e più limitatamente di "federalismo municipale", senza prevedere una rideterminazione e riallocazione delle spese e delle entrate tra i diversi livelli di governo, con questa "riforma" ci si limita a prevedere nuove tasse a livello locale per compensare i mancati o ridotti trasferimenti statali, senza prevedere in corrispondenza alcuna riduzione della tassazione nazionale e tantomeno della spesa statale, vien quindi meno in questa proposta un principio basilare, per cui il federalismo fiscale doveva avvenire a costo zero per i cittadini dovendosi limitare ad una riallocazione delle spese e delle entrate. Il federalismo municipale risulta invece, a detta dei rappresentanti degli enti locali, da un lato una manovra insufficiente a garantire le necessarie risorse a livello locale per far fronte alla domanda di servizi da parte dei cittadini e dall'altro un aumento ingiustificato delle tasse a livello locale senza un'appropriata e corrispondente riduzione della tassazione nazionale. Auspichiamo quindi che nei prossimi giorni il Governo non si limiti a rincorrere e ricorrere ad un voto di fiducia per portare a casa una "bandiera politica", ma colga la reale opportunità per rivedere nel merito la propria proposta di federalismo municipale/fiscale in uno spirito di collaborazione e condivisione per dotare il Paese di una riforma della fiscalità generale che realizzi un federalismo fiscale rispettoso delle prerogative istituzionali dello Stato e degli Enti territoriali.
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A cura del gruppo consiliare: Partito democratico