La mia dichiarazione oggi è di appoggio totale alle iniziative in favore della scuola e contro il precariato che si sono tenute in questi giorni in diverse città e anche a Bologna. Da una parte, quella avvenuta venerdì scorso: La notte bianca della scuola, un grande momento di incontro e confronto per riaffermare il valore degli insegnanti, "veri eroi" moderni - come li ha definiti qualcuno - indispensabili per il futuro del nostro Paese e dei giovani. E' stato un modo anche per ribadire l'idea alta di scuola, per uscire dall'impasse della guerra tra poveri cui sono costretti i precari del settore. Dall'altra, l'iniziativa di sabato dei precari in genere e anche della scuola, che ha riempito le piazze, anche di Bologna: Il nostro tempo è adesso, che si sono riuniti denunciando la situazione dei precari, l'aumento degli stessi, proiettando sui precari l'ombra della povertà. A queste iniziative, si aggiungerà la manifestazione dei precari e della CGIL di giovedì prossimo a Bologna Rivogliamo il futuro nelle nostre mani, contro il precariato e i tagli occupazionali nella scuola. Tutte le iniziative mettono in mostra una volontà di rivincita e di mobilitazione dettata dalla consapevolezza che così questo Paese e gli italiani non possono continuare. Tutte rappresentano un grido d'allarme per una situazione che ormai è diventata drammatica, nella scuola - sia come offerta formativa che viene sempre più stravolta, sia come tagli di personale che provocano una cronicizzazione del precariato - ma anche per una situazione drammatica a livello generale nel Paese sul piano dello sviluppo, dell'occupazione e quindi del futuro. Nella crisi la disoccupazione giovanile si è aggravata ulteriormente; solo un giovane su cinque in Italia lavora e negli ultimi due anni il 70% delle assunzioni sono state precarie. Nella crisi 300.000 giovani hanno perso il lavoro, senza tutela alcuna. Per converso bisogna creare una civiltà del lavoro, che marcia insieme ad una civiltà della democrazia - di grande attualità in questi giorni. Infatti lavoro e democrazia sono due temi che devono darsi la mano per la riscossa italiana. Lo stesso dicasi per Scuola e democrazia, un binomio indivisibile. I prossimi tagli di 19.500 insegnanti e 14.500 di personale ATA metteranno la scuola in ginocchio e le famiglie in difficoltà. Gli effetti di questi tagli si vedono con aule sempre più affollate, impossibilità di rispondere alle domande di tempo pieno e di tempo lungo, che invece aumentano sempre più perché sono una esigenza reale per le famiglie, oltre che una domanda di maggiore offerta formativa. Ecco perché sono importanti le iniziative che si sono svolte e che si svolgeranno, anche a Bologna, unitamente allo sciopero generale programmato per il 6 maggio prossimo. E' un modo per portare alla conoscenza e alla coscienza degli italiani la situazione drammatica della scuola e del lavoro. E' un modo per dire a Tremonti e Gelmini che è giunta l'ora di prendere atto una volta per tutte che chi taglia oggi su scuola, ricerca e università sta tagliando il domani di un intero Paese e che il diritto all'istruzione è uno dei pilastri della nostra Carta Costituzionale. La discesa in piazza per difendere questi valori è per il futuro dei giovani. Ecco perché ritengo questi appuntamento importanti e vitali per il nostro Paese; e per questo siamo con tutti coloro che sono scesi e scenderanno nelle piazze con queste motivazioni e su questi valori.
Il Capogruppo PD
Nara Rebecchi
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