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9 maggio - Giorno della Memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice. Intervento del Capogruppo PD, Nara Rebecchi
La giornata di oggi è stata istituita in memoria di quel grande uomo che fu ALDO MORO e che venne ucciso appunto il 9 maggio 1978. Un uomo, non solo un politico, di alta statura e di gran lunga più "avanti" degli uomini della DC di allora, che faceva il paio con Enrico Berlinguer. Entrambi tentarono di innovare, con largo anticipo sulla storia, coinvolgendo le masse popolari. Credo ci sia ancora tanto da scoprire sulla sua morte (e non parlo su chi lo ha ucciso), ma su quanto ha scritto dalla sua prigionia (entrambi i suoi memoriali sono stati infatti censurati e rivisitati) e sulle trattative per la sua liberazione (io ero per le trattative pur di liberarlo, perché, più che al politico, io pensavo all'uomo). Lui lo aveva predetto; la mia liberazione - scrisse (e non in senso ricattatorio) - conviene allo Stato, perché figura chiave per la sicurezza dello Stato. Aveva previsto che la sua uccisione avrebbe cambiato tutto, a partire proprio dalla DC. La sua uccisione infatti chiuse la speranza di un nuovo corso della politica italiana e aprì la fase che culminò con tangentopoli, l'antipolitica e il bipolarismo di oggi. Giusto, quindi, che Napolitano abbia voluto proprio il 9 maggio quale Giorno della Memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice, e giusto onorare la memoria di Aldo Moro come di tutti i caduti. Quest'anno, il giorno della memoria, il Presidente Napolitano ha voluto che fosse dedicato in particolare ai servitori dello Stato che hanno pagato con la vita la loro lealtà alle istituzioni repubblicane, e tra loro, in primo luogo i magistrati caduti per mano delle Brigate Rosse e di altre formazioni terroristiche. La decisione di questa dedica speciale costituisce anche una risposta all'ignobile provocazione del manifesto affisso nei giorni scorsi a Milano, per dichiarata iniziativa di un candidato PDL alle elezioni comunali di Milano. Quel manifesto rappresenta, infatti, una intollerabile offesa alla memoria di tutte le vittime delle BR, magistrati e non (sono 167 le vittime, oltre a magistrati, ci sono carabinieri, studenti, guardie del corpo, industriali, giornalisti, sindacalisti, politici, lavoratori..). Oggi, nel ricordare e nell'onorare quei magistrati che caddero sotto i colpi del terrorismo, è nostro dovere vedere la magistratura non come un'ossessione, ma come una colonna dell'architettura democratica, quale è il ruolo che attribuisce alla magistratura la nostra Costituzione. Errori giudiziari ce ne sono, sicuramente, come ci sono carenze e anche eccessi di protagonismo. Infatti, se l'obiettivo fosse solo quello di correggere questi errori, ci potrebbero essere tranquillamente anche gli strumenti per prevenire e correggere le debolezze strutturali e personali,... ma ciò è possibile solo se ci saranno condizioni per discuterne serenamente e affinché maggioranza e opposizione possano sedersi attorno a un tavolo senza che l'obiettivo sia l'ingabbiamento e la mortificazione della magistratura. Per cui, bene la riforma della giustizia per renderla più efficiente e quindi più giusta per tutti. Negli anni di piombo si usavano le armi, ma oggi serve attenzione, perché delegittimare i giudici è operazione molto rischiosa: viene messa in pericolo la tenuta dello stato di diritto. Oggi deve essere forte e alta invece la risposta all'intollerabile offesa alla memoria di tutte le vittime delle BR, magistrati e non. Ciò che oggi è doveroso fare è condannare i criminali di allora e dimostrare solidarietà e vicinanza verso quanti hanno pagato con la vita la lealtà verso le Istituzioni, alle loro famiglie provate da un dolore che non si placherà mai, a quanti hanno raccolto il testimone di chi è caduto sotto i colpi del terrorismo. Quindi: il dovuto RISPETTO per quanti ogni giorno lavorano al servizio della legalità democratica indossando quella toga che è il simbolo di un'autonomia e di un'indipendenza che non debbono essere per alcuna ragiona messe in discussione, perché costituiscono principi inderogabili. Ma c'è anche un altro modo per onorare le vittime del terrorismo: onorare gli impegni con le famiglie. E' il caso che ci riguarda da vicino, delle vittime della strage del 2 agosto a Bologna, come denunciato, anche pochi giorni fa, da Paolo Bolognesi, presidente dell'Unione vittime. Risarcimenti che non arrivano; promesse mai mantenute. Il Premier il 9 maggio 2008 disse ai familiari "state tranquilli, appena insediato, risolvo tutto"; nella giornata della memoria 2009 il ministro della giustizia Angelino Alfano promise: "me ne occupo immediatamente", ma non è successo ancora nulla. Il giorno della memoria delle vittime dei terrorismi allora non può essere solo un momento per proferire parole, ma per assumersi degli impegni e rispettarli, da parte di chi di dovere. Ecco perché allora diventa importante la memoria; è un esercizio da praticare TUTTI I GIORNI perché il rischio è ribaltare le cose oppure mettere i giusti dalla parte sbagliata. La memoria è la principale garanzia per la democrazia, che per definizione è una conquista continua e come tale non è mai per sempre. Ecco perché bene ha fatto Napolitano a dedicare la giornata del 2011 ai magistrati vittime dei terrorismi; ha rimesso le cose a posto, ha evitato dimenticanze o, peggio ancora, ricordi alla rovescia. Gli anni del terrorismo furono anni terribili; la condanna è totale e per onorare tutte quelle vittime, stiamo attenti oggi a non rendere vano il loro sacrificio.
PS: permettetemi in questa giornata che ricorda chi si è sacrificato per gli altri, di rendere merito a quei militari, a quei volontari, a quegli abitanti di Lampedusa che si sono prodigati spontaneamente ieri - a rischio della loro vita - per portare in salvo i profughi - tra cui donne incinte e tanti bambini piccoli - che rischiavano di annegare; e dopo aver rischiato la vita hanno pianto di gioia. Questo ci rimette in una dimensione di umanità che fa bene al cuore e che ci fa capire come certi politici che vorrebbero sparare sui barconi siano così distanti dal sentire della gente comune, dai sentimenti di solidarietà, di umanità e di accoglienza degli italiani.
Il Capogruppo PD
Nara Rebecchi
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