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Comunicato stampa

6 giugno 2011 - 60 ANNI DELLA PROVINCIA DI BOLOGNA - CONSIGLIO STRAORDINARIO SOLENNE - 6 giugno 2011 - Intervento del Capogruppo PD, Nara Rebecchi

 

60 anni di vita della Provincia repubblicana.

La mentalità amministrativa, nello scorrere di questi 60 anni, è davvero cambiata e i passi compiuti tanti, ma soprattutto di qualità, sul piano della programmazione e dell'autonomia funzionale. Del resto 60 anni fa era tutto da inventare. Per cui, a maggior ragione, va reso merito ai 9 Presidenti che si sono succeduti dal 1951 ad oggi; da chi dovette costruire questo Ente da zero, a chi nel corso degli anni ha saputo sempre rinnovare ed innovare se stesso, mai dando per compiuto e finito il proprio compito ed il proprio ruolo. E questa è la parte più difficile per un amministratore: essere promotori dell'innovazione, senza farsi prendere dal conservare se stesso. Rendiamo merito, quindi, a tutti i 9 Presidenti per il loro impegno e per la voglia di costruire l'ente Provincia, perché noi oggi beneficiamo delle basi e delle impostazioni promosse da loro. E allora, permettetemi un extra - da Medicinese - di esprimere l'orgoglio per i due presidenti medicinesi e che oggi fanno parte della storia di questo Ente: Ilario Brini, dal 1970-75 (oggi presidente dell'associazione ex-consiglieri provinciali) - qui tra noi oggi - e Ghino Rimondini - che non è più - dal 1975 al 1980. Un orgoglio che trasmetto, insieme al nostro più alto e più vivo ringraziamento, a tutti i 9 presidenti: da Roberto Vighi a Beatrice Draghetti. E insieme a loro, a tutti gli assessori e a tutti i consiglieri per l'impegno profuso e per aver tenuto alto il nome della nostra Istituzione Provincia. Credo che i vari Presidenti, assessori e consiglieri - di maggioranza o di minoranza che fossero - abbiano vissuto in questo senso il proprio incarico. E, questa capacità è stata mantenuta anche quando si è cominciato a dire che le Province non servono a niente e che vanno abolite. Ma, anche in questo contesto, proprio per l'impostazione degli amministratori della nostra terra che mirano al miglioramento e all'innovazione di se stessi, oggi più che mai è forte la volontà di cambiare e di andare oltre l'esistente. Ecco quindi che si parla di Città Metropolitana, come evoluzione dell'attuale. Un percorso tutto da costruire, sulla base di una legge che dovrà essere ancora migliorata e resa flessibile e convincente, nel massimo rispetto delle volontà dei territori, che in ogni caso dovranno esprimersi, e nell'ottica di un vero federalismo. Anche su questo processo che ci riguarda direttamente ci impegneremo, con spirito costruttivo, in un senso o nell'altro, e sempre nell'ottica di quello che rimane per noi amministratori un fondamentale principio di democrazia: il principio di sussidiarietà, cardine della nostra concezione di Ente locale e che mette i cittadini nella condizione di esercitare nel modo più diretto possibile il controllo sull'operato dei propri amministratori. L'applicazione concreta di questo principio mette davvero la pubblica amministrazione al servizio delle persone e consente la loro emancipazione da sudditi passivi in cittadini titolari di diritti. E' un concetto facile da comprendere e da attuare per chi ha una visione della società che pone la persona al centro, e le Istituzioni al suo servizio, e non il contrario. Un'idea di società che ha sicuramente guidato in tutti questi anni gli amministratori provinciali, anche quando non si parlava ancora di federalismo (pur essendo un principio che ritroviamo negli articoli 118 e 119 della nostra Costituzione). Oggi c'è la nuova legge sul federalismo fiscale che detta funzioni per gli enti locali e quindi per le province. Funzioni che, al di là dal sancire la fine delle Province, ne definisce compiti altamente strategici e importanti per il nostro territorio e che riguardano direttamente le famiglie. Funzioni fondamentali, ma dal grande difetto di vedere mancare da parte dello Stato i trasferimenti per le risorse. Per cui, oggi è sempre più difficile amministrare. Anche nel dopoguerra gli Enti locali hanno avuto il grave problema delle casse vuote; ma allora forte era lo spirito di unità, di fiducia nel futuro, e si sentiva lo Stato dalla propria parte. Oggi il concetto di federalismo è inquinato ideologicamente. Credo che uno spiraglio venga dal nuovo patto di stabilità territoriale della Regione ER, dove "patto" sta per alleanza di territori che recuperano a pieno il loro ruolo e la loro dignità duramente messi a repentaglio da una concezione centralista-nei fatti di chi ci governa. Un'alleanza che si sviluppa nella consapevolezza di far parte di un sistema in cui tutti sono indispensabili ed ognuno deve assumersi le proprie responsabilità. Un federalismo solidale, contrapposto al federalismo secessionista che frantuma, che divide; quel concetto sbagliato che si basa sulla convinzione che eravamo abituati troppo bene e che bisogna arrangiarsi, con un po' meno sanità, un po' meno scuola, un po' meno welfare. Il patto di stabilità della Regione dimostra invece che investire e gestire bene sanità, scuola e welfare significa sostenere lo sviluppo. Qualunque sia la strada verso cui evolverà l'attuale Istituzione Provincia, devono rimanere fermi quei valori, quello spirito di servizio e quell'attenzione verso la persona, che ci viene dai "Padri" dell'Ente Provincia che ci hanno preceduto e ai quali dobbiamo riconoscenza e gratitudine. Non so se festeggeremo il 65° o il 70° anniversario della Provincia. Indipendentemente da come si chiamerà il nuovo Ente, se ci sarà, è sul loro esempio che dovremo continuare a dare risposte concrete ai cittadini che - specialmente oggi, in mezzo ad una crisi economica ben lontana dall'essere tramontata - chiedono a noi - chiedono al pubblico - sempre più efficienza, capacità, leggerezza e prontezza nelle risposte, oltre che cuore e sensibilità. Io, personalmente, tutti noi, siamo orgogliosi di sentirci eredi di quei primi amministratori del dopoguerra, come credo lo sia ognuno che si impegni ogni giorno in politica: nella buona politica e nella buona amministrazione, proprie di chi ci ha tracciato la strada 60 anni fa e a cui rendiamo merito oggi.

Il Capogruppo PD

Nara Rebecchi

 
Per approfondire
A cura del gruppo consiliare: Partito democratico

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