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Comunicato stampa

13 luglio 2011 - Dichiarazione di apertura della Consigliera Elena Costa in merito alla giovane Pakistana picchiata e oggi seguita dai servizi sociali

 

Immaginate di essere per sette anni picchiati, umiliati, trattati come schiavi privati dei vostri documenti, della vostra identità rinchiusi per settimane in una cantina, lasciati per giorni senza cibo e minacciati ripetutamente di morte. Immaginate ora di avere 19 anni e che il vostro aguzzino sia vostro padre. E' la storia vera, di Anna, chiaramente è un nome di fantasia, una giovane pakistana con una colpa,per il padre, quella di voler vivere all'occidentale e di sfuggire ad una mentalità che la considera poco più di un oggetto. Anna come Hina, la ragazza di Brescia sgozzata dal padre perchè amava un ragazzo italiano e rinnegava la sua cultura. Anna però al contrario di Hina è riuscita a scappare grazie alla sorella anche lei in pericolo ma vive privata della sua identità e sicuramente della sua dignità. Ma ha una speranza: quella che questa sua ribellione possa servire a tutte le ragazze nella sua stessa condizione e possa essere loro utile per trovare il coraggio che lei stessa ha avuto. Ma perché questo accada, perchè Anna possa davvero essere una bandiera dei giovani pakistani e stranieri è importante che le istituzioni e le autorità intevengano mettendo in campo una rete di aiuti e di tutele anche legali per la ragazza affinchè non venga lasciata sola a fronteggiare il suo problema. Dando sostegno a lei e creando una rete di solidarietà molte altre ragazze o ragazzi nelle sue stesse condizioni, potranno trovare il coraggio per ribellarsi alla famiglia. Perchè sapere di non essere soli, ma di potere contare su una sicurezza istituzionalizzata è un elemento che può dare la forza che serve per scappare. In conclusione esprimiamo tutta la nostra solidarietà nei confronti di questa ragazza con la consapevolezza però che il caso di nna o ancora peggio di Hina non sono casi isolati e che la violenza e i casi di femminicidio non si consumano solo nelle case di immigrati, ogni anno in Italia vengono uccise circa 120 donne ... 1 ogni 3 giorni. La Provincia può diventare soggetto protagonista di questa rete, visto che già opera a livello istituzionale; ad esempio con la casa delle donne avendo anche offerto la terza casa di cui paga le utenze. Ed è già dentro tutta la rete istituzionale e associativa che opera nel territorio della Provincia e fra le iniziative recenti ha coordinato e proposto un corso di formazione agli operatori delle forze dell'ordine, per acquisire competenze che possono rendere consapevoli gli operatori,dei rischi che corrono le donne che si rivolgono a loro. Auspico che la Provincia continui su questa strada anche attraverso l'uso degli strumenti che ci sono già a disposizione, come i piani per la salute e il benessere sociale che sono importanti strumenti di programmazione di cui i nostri territori si avvalgono quotidianamente e che possono essere rafforzati proprio su questi temi di contrasto alla violenza sulle donne.


                                                                   Elena Costa

 
Per approfondire
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