Sei in: Home , Istituzione , Consiglio , Dichiarazione di Nara Rebecchi su Strage di Milano 12 dicembre 1969

Comunicato stampa

14 dicembre 2011 - Dichiarazione di Nara Rebecchi su Strage di Milano 12 dicembre 1969

 

COMUNICATO STAMPA DICHIARAZIONE DI INIZIO SEDUTA DELLA CONSIGLIERA PD, NARA REBECCHI SULL'ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DI PIAZZA FONTANA A MILANO IL 12 DICEMBRE 1969

Vista la coincidenza del giorno di questa seduta con l'attentato alla Banca Nazionale dell'Agricoltura di Milano avvenuto nel 1969, cioè 42 anni fa, tenevo a ricordare quel tragico evento. Un attentato che uccise 17 persone inermi e ne ferì quasi 100. A quelle vittime se ne aggiunsero altre durante e dopo le indagini: l'anarchico Giuseppe Pinelli (il primo arrestato dopo la strage che "cadde", non si sa come, dal quarto piano della questura milanese durante l'interrogatorio), l'anarchico Pietro Valpreda (arrestato per tre anni e poi assolto), fino ad arrivare negli anni '70 al commissario Luigi Calabresi (che si occupò dell'interrogatorio a Pinelli) ucciso dalle BR. Fu "strage di stato", come si disse allora; fu l'inizio della strategia della tensione e il preludio alla stagione del terrorismo e dell'eversione in Italia. Fu l'inizio di una torbida storia che ha visto anche negli anni successivi pezzi dello Stato, servizi segreti deviati e neo-fascisti riempire il nostro Paese del sangue di centinaia di vittime innocenti. Sì, perché cominciò tutto con quella strage del 12 dicembre 1969. Una strategia della tensione che mirava a sconfiggere un movimento di lotta dei lavoratori di quella stagione che va sotto il nome di "autunno caldo", che aveva portato i lavoratori alla conquista delle 40 ore, del punto unico di scala mobile, all'abolizione delle gabbie salariali, alla riforma della legge sulle pensioni, all'ingresso della democrazia nelle fabbriche... Anni di lotte sindacali, nelle fabbriche, nelle piazze, nelle scuole ... Ancora oggi non si è venuti a capo di quell'attentato. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha detto quanto sia indispensabile continuare a cercare la verità. Il chiedere giustizia per le vittime del terrorismo, non significa solo chiedere riparazione ai tribunali, ma serve a gettare le basi di una vita democratica per il nostro Paese, affinchè non corra più quei rischi tragici, non conosca più le fratture terribili che ha vissuto alcuni decenni orsono. Questo ci dice la strage di Piazza Fontana; questo ci dice una lunga e tormentata vicenda di indagini e di processi da cui non si è riusciti a far scaturire una esauriente verità giudiziaria. Il nostro Stato democratico porta su di sé questo peso e con esso deve fare i conti. Alimentare una memoria collettiva, e non soltanto memorie personali e private dei parenti di quelle vittime che ancora oggi soffrono, e proporre temi di riflessione. Memoria e riflessione: sono impegni indispensabili a cui l'Italia e la coscienza nazionale non possono abdicare. Memoria, per capire quello che è accaduto; memoria, per cercare di andare oltre. È essenziale che quanto accadde diventi parte di una consapevolezza storica, soprattutto per le nuove generazioni che non hanno vissuto e fanno fatica anche soltanto a ritrovare nella storia quelle vicende. Per questa strage nessuno ha pagato. A 42 anni dalla strage, non solo è doveroso rendere un tributo di memoria ai caduti, ai feriti ed ai familiari, ma anche riflettere su una vicenda che presenta ancora troppi lati oscuri, anche per ciò che attiene al ruolo svolto da parti dello Stato. E' fondamentale che ciò avvenga, perché oggi la situazione in Italia è altrettanto difficile come lo era allora, tanto che osservatori internazionali ci avvertono che l'Italia è a rischio di rivolte sociali. Ma soprattutto in questi anni nel nostro Paese è stato smantellato, da chi ci ha governato, un sistema solidale, diminuendo servizi sociali e aiuti alle famiglie, distruggendo il sistema scolastico e quello sanitario... povertà che vengono avanti sempre più numerose; una fase in cui rischiano di soccombere valori dati per scontati. Un terreno fertile per chi potrebbe approfittare di queste difficoltà facendo ripiombare il Paese nel disordine al fine di far prevalere poteri occulti, mai domati. Dopo il 12 dicembre 1969, dilagarono gli anni orribili del terrorismo rosso e nero, ma l'Italia tenne duro e fu compatta in tutte le sue espressioni nel condannare qualsiasi atto di terrorismo e nel non offrire mai una sponda ai terroristi. Oggi, gli italiani onesti devono fare lo stesso, mantenere salda l'unità del nostro Paese e quindi del suo popolo, mettere in atto azioni di governo che ridiano la speranza che una prospettiva sia possibile, mantenere la barra sui valori fondanti della nostra civiltà e della nostra Costituzione; queste sono le migliori basi su cui far leva per un futuro di maggiore serenità, per respingere atti non in sintonia con la nostra tradizione democratica e per essere certi che tragiche vicende, come quelle del 12 dicembre 1969 e degli anni di terrorismo che seguirono, non possano verificarsi mai più.

 La Consigliera Nara Rebecchi

 
Per approfondire
A cura del gruppo consiliare: Partito democratico

Provincia di Bologna Via Zamboni, 13 40126 Bologna
Telefono 051 6598111
Numero Verde 800-239754
e-mail: urp@provincia.bologna.it
Posta certificata: prov.bo@cert.provincia.bo.it
P.I. 03026170377

Sito realizzato con il CMS per siti accessibili e-ntra