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Comunicato stampa

20 dicembre 2011 - Dichiarazione di Nara Rebecchi contro il razzismo e l'intolleranza

 

Per lunedì scorso avevo preparato una dichiarazione di inizio seduta sull'assalto al campo Rom di Torino, che poi non ho potuto effettuare per un disguido. Allora pensavo, speravamo, sarebbe rimasto un fatto tremendo isolato. Invece in questa settimana si sono succeduti altri gravissimi episodi: l'uccisione di due ambulanti senegalesi a Firenze e solo ieri l'aggressione a un senza dimora di 74 anni a Bologna da parte di un gruppo di giovinastri.

 Fenomeni preoccupanti ed in espansione, quindi, ai quali occorre reagire sempre e con vigore, affinchè non ci si abitui e non diventino un fatto normale. A Torino abbiamo avuto un episodio di linciaggio, che pensavamo fosse solo una parola da film western, ma mai e poi mai che potesse avvenire nella civilissima Torino.

Un atto indegno non ammissibile neanche se lo stupro fosse avvenuto (e fortunatamente non lo è stato) perché non è giustificabile, mai, alcuna azione giustizialista e razzista. A Firenze sono stati uccisi due senegalesi da un fascista xenofobo che non tollerava gli stranieri. A Bologna un'aggressione malvagia, vigliacca nei confronti di un senzatetto, anziano, indifeso, da parte di giovani "normali".

 TUTTO CIO' NON E' TOLLERABILE. RESPINGIAMO QUESTI IGNOBILI ATTI E NON VOGLIAMO ABITUARCI, DOBBIAMO CONTINUARE A SCANDALIZZARCI OGNI VOLTA e soprattutto NON DOBBIAMO SOTTOVALUTARLI O ATTENUARLI DIETRO UNA PRESUNTA FOLLIA DELL'ASSASSINO O ANCHE SOLO CONSIDERARLI RAGAZZATE. Sono quindi una consolazione le partecipate e numerose manifestazioni tenutesi in varie città d'Italia a seguito dell'uccisione dei due ambulanti senegalesi, anche perché - come abbiamo visto - non ci sono isole felici in questo nostro Paese. E queste manifestazioni, allora, sono state un bene, una risposta immediata e di testa, di cui l'Italia sana e vera ha dimostrato di essere ancora capace; rappresentano un argine al sentimento razzista che sta avvelenando l'Italia; ne sono una dimostrazione i messaggi di esaltazione dell'omicida comparsi sul web poche ore dopo. Possibile - ci insegna il rappresentante della Comunità senegalese fiorentina - che nel 2011 uno muoia per il colore della sua pelle? Ce ne scandalizzavamo quando ciò avveniva in America e pensavamo fosse solo un fenomeno di quel continente. La nostra reazione deve essere, quindi, una reazione sul piano civile e culturale, affinchè siano bloccati immediatamente rigurgiti di tipo razzista, nel significato più ampio del termine. Torino, Firenze, Bologna sono Comunità civilissime; per questo indigniamoci come cittadini, ma soprattutto allarmiamoci e preoccupiamoci come amministratori, impegnandoci per sradicare i semi dell'odio e dell'intolleranza che possono essersi introdotti nelle nostre Comunità, per ritrovare il piacere della contaminazione e il senso dell'accoglienza. È compito della magistratura accertare cosa sia effettivamente avvenuto nelle diverse vicende. Da una parte non ci si fa mai giustizia da soli, e dall'altra non deve passare l'idea che qualcuno possa sentirsi al di sopra di altri. Tanto meno è ammissibile e tollerabile o anche minimamente sottovalutabile la violenza nei confronti del 'diverso' o dello 'straniero'. Neanche in un periodo di crisi come è l'oggi; non può essere certo una giustificazione. Questi atti di razzismo e di intolleranza sono segnali preoccupanti perché non sono nati improvvisamente o per caso, ma frutto di un terreno fertile, costruito in questi ultimi anni, dove ogni giorno abbiamo sentito urlare ministri, sottosegretari, esponenti di un partito di governo, come la Lega, contro i neri, gli zingari, i rumeni, gli stranieri; li abbiamo sentiti dire che bisognava sparare sui barconi; abbiamo vissuto anni di individualismo sfrenato, che ha dato vita ad un clima di odio e di rifiuto, non solo dell'immigrato, ma del diverso, della persona in sè. Anche fomentare consapevolmente l'odio razziale è reato e punito con la reclusione; questo deve essere messo in atto e mai lasciato correre; invece si è fatta una legge per mandare in galera chi ha il permesso di soggiorno scaduto. L'opera di denigrazione della diversità contro i più indifesi hanno lavorato sotto pelle, alimentando una cultura che sarà dura da estirpare MA CERTO NON IMPOSSIBILE, perché il fondamento della nostra società è sano. Io mi auguro che il nostro Paese abbia, quindi, oggi, una nuova opportunità, non solo per uscire dalla crisi economica terribile che l'attanaglia, ma anche dal degrado sociale e culturale in cui è stata scaraventata, augurandomi anche che possa ritrovare con la presenza dello Stato/Comunità - pur nelle difficoltà o proprio grazie a queste - quell'educazione, quella cultura, quel senso di solidarietà e di coesione sociale che ha sempre caratterizzato le nostre Comunità.


La Consigliera Nara Rebecchi

 
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