Storia e Cultura
Testimonianze
Alcuni brevi estratti da un paio di libri che fanno riaffiorare i ricordi di chi viveva a Brento, Badolo, Livergnano e in altri luoghi del Contrafforte prima dell'ultima guerra o negli anni immediatamente successivi. Storie, immagini e vividi ritratti della gente e dei paesi di un tempo, quando la vita era più semplice e c'erano un albergo e dei turisti alle pendici di Monte Adone, sino a che la guerra non ha sconvolto tutto e tutti. Sarebbe bello integrare le preziose testimonianze raccolte, con nuovi racconti, magari indirizzati soprattutto al recupero di notizie e osservazioni sull'ambiente, il paesaggio, le attività di un tempo.
Se avete voglia di raccontarci qualcosa o conoscete qualcuno di cui sarebbe a vostro giudizio utile raccogliere i ricordi, contattateci a questo indirizzo:
Provincia di Bologna
Ricordi di Bice*
(...) Brento, prima della guerra, era un piccolo ma vero paese: gli abitanti erano un centinaio, più o meno, occupati in un numero considerevoli di mestieri, tanti per un così piccolo abitato: c'era una famiglia di tessitrici, che tessevano lino e canapa e ne facevano tele; c'erano due sarte da donna ed un sarto da uomo, un calzolaio, un falegname, un macellaio "da maiali", un fabbro esperto nel ferrare le bestie: venivano clienti da tutta la zona ed anche da Monzuno, perché aveva fama di essere bravo ed aveva il cosiddetto "travaglio": un sistema molto complesso per tenere ben legate le bestie e sollevare loro le zampe durante la ferratura senza che subissero danni.
C'erano due famiglie di contadini, piuttosto poveri e, presso il Santuario di Sant'Ansano, tre famiglie d'operai agricoli, più poveri ancora. Le donne andavano a spigolare, dopo la mietitura. Ragazze e ragazzini andavano a lavorare a Bologna come domestiche o garzoni di bottega.
C'erano due muratori che andavano a Bologna tutti i giorni con il secchio sulle spalle e la cazzuola in un tascapane.
C'era la fontana all'angolo della strada che porta alla Vallazza, con grandi lavatoi: l'acqua era buona e molto fredda; gelava il vetro delle brocche e dei bicchieri: i villeggianti l'apprezzavano ed avevano l'abitudine di portarla personalmente agli alberghi (ben due) per il pranzo e per la cena: due alberghi, perché la particolarità del piccolo paese era questa: c'era turismo!... e quale turismo... "Le piccole Dolomiti bolognesi", con le rocce lavorate dal vento, offrivano ai giovani un'atmosfera molto più selvaggia di quella dolcemente verde dell'Appennino: se si andava a nuotare nel Savena, le acque limpide e pericolose delle gole di Scascoli mettevano alla prova lo spirito di avventura...
D'estate si ballava tutte le sere: gli alberghi disponevano di un fonografo a manovella ed avevano l'impianto di illuminazione a carburo (solo d'estate, per i turisti, perché d'inverno era troppo costoso): i dischi erano "moderni".
Molti ospiti erano giovani, ma venivano anche il direttore e alcuni funzionari della Banca d'Italia ed il famoso marchese La Latta...
* Bice Casali Cinti
Bellini Caianiello M., Dalle parti di Monte Adone. Brento, Monterumici, Badolo e Battedizzo raccontano..., Costa Editore, 2001.
Ricordi di Anna*
La sua famiglia possedeva a Brento l'albergo detto del "Pelato" (soprannome di suo padre Umberto), ed il negozio di generi vari, dove vendevano un po' di tutto: olio (c'era chi ne comperava un etto alla volta), zucchero, pasta (era contenuta in grandi ceste), aghi, cordella...
Famosi professori dell'Università di Bologna (studiosi di rocce e di fossili), venivano a piedi con gli studenti dalla parte di Badolo /avevano avvisato prima per iscritto): quando erano sulla cima di Monte Adone urlavano di preparare la pasta asciutta: si sentiva benissimo. Anna andava a Cà di Mazza a prendere i piccioni per l'arrosto e la ricotta per il dolce.
La madre di Anna era un'ottima cuoca (...)
* Anna Musi
Bellini Caianiello M., Dalle parti di Monte Adone. Brento, Monterumici, Badolo e Battedizzo raccontano..., Costa Editore, 2001.
Ricordi di Giorgio*
Giorgio nacque a Brento nel 1935. Suo nonno Pompeo era il vecchio calzolaio del paese, ed insegno il mestiere al figlio. Sua madre si chiamava Ada Gabrielli: era una bella donna. I figli erano quattro: due maschi e due femmine. Possedevano una casa abbastanza confortevole ed un po' di terra, vicino al "centro" del paese, ben coltivata ad orto e frutteto; non erano certo ricchi, ma stavano discretamente e non conoscevano la miseria: erano una famiglia felice.
Nell'ottobre del '44, quando Giorgio aveva otto anni, cominciarono su Brento e su tutta la zona bombardamenti intensi e senza interruzioni. Giorgio ricorda ancora il terrore di quel periodo.
In un primo tempo, cercarono di ripararsi nel rifugio sotto l'albergo Monte Adone, ma dovettero fuggire in una notte terribile, nella quale le bombe lo colpirono e lo distrussero. Si rifugiarono allora in una grotta sotto Ca' Vidola e vi rimasero per circa un mese: mangiavano solo le castagne degli alberi intorno. (...) Anche da lì i tedeschi li mandarono via, ed essi cercarono riparo in un'altra grotta vicino a Raieda piccola (sotto Monte Adone). Le SS li scoprirono e prelevarono il nonno di Giorgio, Pompeo, il padre, Aldo, un signore di nome Teglia, di Monzuno, ed uno sfollato, di cui Giorgio non ricorda il nome.
Furono subito fucilati. Li avevano creduti partigiani. Era il 18 ottobre. Il signore di cui Giorgio non ricorda il nome, fu l'unico a salvarsi, ma rimase cieco.
Disperati, i sopravvissuti della famiglia fuggirono anche da Raieda; in circa tre giorni, passando da Pieve del Pino, riuscirono a raggiungere Bologna...
* Giorgio Sabattini vive oggi a Brento
Bellini Caianiello M., Dalle parti di Monte Adone. Brento, Monterumici, Badolo e Battedizzo raccontano..., Costa Editore, 2001.
Ricordi di Padre Gabriele*
Negli anni '50 la famiglia Casali offrì a Padre Marella quello che restava di una fattoria con relativi terreni, perché se ne servisse, se credeva, per i suoi ragazzi. Nel luogo c'erano solo macerie.
A Brento nacque così una delle prime comunità agricole dell'Opera di Padre Marella: per ben otto anni la comunità, costituita da otto ragazzi, alcuni dei quali portatori di handicap, fu la sola presenza nel luogo. Erano seguiti da un fedele e capace operatore, Domenico Bandini, ed in seguito da suor Margherita Cattelan, religiosa dal carattere forte e generoso. Il primo acquedotto fu costruito dai ragazzi.
I "vecchi" abitanti di Brento, forse incoraggiati dall'esempio, cominciarono timidamente a ritornare, e fu così che, un po' per volta, le pendici di Monte Adone presero a ripopolarsi. La famiglia Casali fece allora dono al Padre di circa 2000 mq di terreno perché costruisse, come tanto desiderava, la nuova chiesa di Sant'Ansano, il martire protettore del luogo, e la Casa del Pellegrino: quest'ultima perché, secondo la storia, Brento era un luogo di passaggio, anche di pellegrini, fra Bologna e la Toscana...
* Padre Gabriele Digani, direttore della Fraternità Cristiana Opera di Padre Marella.
Bellini Caianiello M., Dalle parti di Monte Adone. Brento, Monterumici, Badolo e Battedizzo raccontano..., Costa Editore, 2001.
Livergnano 2 marzo 2004 a casa di Giulia M. detta Giulietta, nata nel paese di Livergnano in un luogo detto Castello nell'anno 1922.
All'età di sei anni ho cominciato la scuola del paese (...). Mi ricordo che la scuola era in una casa chiamata Fontanello, che ho frequentato fino alla quarta elementare (...). Finito la scuola ricordo di aver cominciato ad aiutare mamma Gina nelle faccende domestiche, mi ha insegnato a filare la lana.
(... ) Sono sempre stata nella casa paterna a Castello fino a quando all'età di 25 anni mi sono sposata (due anni dopo la guerra). Ho sempre fatto una vita ritirata, mio marito era un mio compagno di scuola (...). Da Castello sono andata ad abitare nella casa attaccata alla roccia sotto la Chiesa. Mio marito abitava già in quella casa dei suoi nonni che esercitavano l'arte del fabbro, da lui appresa fin da bambino. Durante il fronte queste case sono state completamente distrutte, mio marito, un pezzettino alla volta, l'aveva ricostruita e quando ci siamo sposati è diventata il nostro nido.
La Maria della Siberia, Una casa nella storia di un paese: Livergnano, Pixel, 2004
19 febbraio 2004. A casa del Signor Ampelio nato a Bologna nel 1922.
Le mie radici sono di Livergnano, dove ho sempre abitato, sono nato a Bologna per motivi di parto, precisamente alla maternità di via d'Azeglio. All'età di sei anni sono andato ad abitare con i miei genitori alla Siberia, il proprietario era il Signor Enrico D., eravamo in tanti, otto o nove appartamenti, tanti bambini; nella casa di fronte (quella nella roccia) erano solo due appartamenti, abitava un certo Signor Casoni e nell'altro Armando C.; in questa casa il Signor Enrico D aveva nella cantina la sua riserva e legnaia, nell'altra cantina c'era la sala da musica, sede del Concerto Bandistico di Livergnano. La banda veniva continuamente chiamata nei paesi vicini e godeva di una certa notorietà.
(...) Ricordo che all'epoca i vecchi parlavano di una frana staccatasi dal monte sopra la Siberia che aveva danneggiato fortemente le case (c'erano persino i tronchi degli alberi piantati nelle finestre, e ancora oggi se si va nel bosco si può vedere lo smanco).
(...) nel gennaio del 1942 sono partito sotto le armi e sono tornato definitivamente il 16 luglio del 1946. (...) Quando sono arrivato alla Carteria ho incontrato la Nilde L e mi ha detto: "A Livergnano è tutto distrutto, i tuoi sono arrivati ieri sera da Firenze dove erano sfollati". (...) La prima cosa che ho visto sono state le macerie della Siberia che era tutta crollata meno la casa nella roccia che solo in parte era diroccata. Tutto era deserto...
La Maria della Siberia, Una casa nella storia di un paese: Livergnano, Pixel, 2004
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