La via Cassìola

 
Veduta aerea della Rocca di Bazzano
Veduta aerea della Rocca di Bazzano (Foto del Comune di Bazzano)

Itinerario Storico-Religioso lungo la Valle del Samoggia

Da percorrere in auto: si segue S.P. della Val Samoggia, a Castel d'Aiano si prende la S.S. 623 e poi da Gaggio Montano la S.S. 64

Il nome di questa strada è quello che si incontra in numerosi documenti medievali e che esiste ancora sia come nome di alcune località che di stradelli campestri nella zona attorno alla via Emilia e la via Bazzanese fra Zola Predosa e Piumazzo: si tratta probabilmente della persistenza nel diminutivo del nome di Cassia che i Romani diedero ad una direttrice Modena-Pistoia che percorreva il crinale fra Samoggia e Panaro. Nel Medioevo permetteva di recarsi sia da Modena che da Bologna verso la città toscana e di raggiungere poi Lucca e il Tirreno; da Lucca si poteva imboccare la via Francigena o imbarcarsi per mare per giungere a Roma.

Le principali tappe nel Bolognese comprendono Bazzano , che con il suo castello ricorda la sua antica funzione guerresca, al confine fra i territori di Modena e Bologna, ma con la sua chiesa di S. Stefano (oggi ricostruita) risalente almeno all'871, attesta l'antichità dell'insediamento religioso. L'uomo però abitò il poggio su cui sorge Bazzano (il cui nome si fa risalire al gentilizio romano Badianus, della gens Badia) fino dall'età del Bronzo, continuato poi nel Villanoviano (età del Ferro).

Monteveglio è un altro castello (o meglio, un abitato fortificato), famoso per essere appartenuto alla contessa Matilde di Canossa e avere sopportato vittoriosamente l'assedio di re Enrico IV nell'inverno del 1092. La sua pieve di S. Maria Assunta, ricordata nel 973, dava ospitalità ai pellegrini che vi si fermavano.
Castello di Serravalle  era posto su un ramo alternativo più occidentale della strada e anch'esso era un abitato fortificato dai Bolognesi nel 1227 e conteso a lungo ai Modenesi; oggi conserva un suggestivo aspetto antico e resti del castello.

La pieve e il castello di Samoggia (ricordato addirittura nel VII secolo fra i castelli bizantini che si opponevano all'avanzata longobarda, e la pieve almeno dal 1012) costituivano un'altra tappa del percorso, con la possibilità di sostare presso la pieve, che contava fra i suoi doveri anche l'ospitalità ai pellegrini. S. Prospero era il luogo dove sorgeva l'antico castello di  Savigno , presso il quale si trovava anche un ospizio od ospedale per pellegrini, dove questi trovavano rifugio e ospitalità per un massimo di tre giorni. La strada proseguiva per la chiesa della SS. Trinità (oggi privatizzata e adibita a magazzino agricolo), ricordata già nel 1068 e posta in un crocevia naturale con le strade che salgono dalle vicine valli del Lavino e del Reno, e per Tolè.

S. Lucia di Roffeno fu un importante monastero benedettino dipendente per lo spirituale dal vescovo di Bologna ma in possesso della ricca e potente abbazia di S. Silvestro di Nonantola; esistente almeno dal 948, quando anzi la chiesa venne restaurata dal pontefice Agapito Il, il monastero era dotato di un ospedale per i viaggiatori. Anche la Pieve di S. Pietro di Roffeno svolse certamente questo ruolo di assistenza ai viandanti: le sue severe forme romaniche appaiono al visitatore entro un cortile rimasto intatto e molto suggestivo.
Castel d'Aiano è ricordato nel 969 in una ricognizione dei confini fra i vescovati di Modena e Bologna con il nome di Fontana Longobardorum; nei suoi pressi nel XIII secolo sorgevano ben due ospedali per pellegrini, uno dei quali al passo della Canovaccia: acqua e un tetto per coprirsi e riposare erano elementi fondamentali per i viaggiatori.

La strada si dirigeva poi a Bombiana, dove nel Trecento esisteva un ospedale per viandanti dedicato a S. Biagio, e di lì a Gaggio Montano , località ricordata già in età longobarda come Gaium Regine, il bosco riservato alla regina. Si percorreva ancora una volta il confine sempre conteso fra i territori bolognesi e quelli modenesi - tanto che lo storico della montagna; bolognese Arturo Calmieri, la chiamò la strada del confine bolognese-modenese - e si raggiungeva Rocca Corneta , che dai Monti della Riva domina la val Dardagna presso i più alti valichi appenninici. Da qui ci si portava poi in territorio modenese a Trignano, Serrazzone e Fanano, per giungere al Passo della Croce Arcana e Cutigliano o a quello più alto e impervio della Calanca verso Lizzano Pistoiese.



 
 

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